Premi SGUARDI EXPANDED 2026

Il 26 marzo 2026, a Pavia, si è conclusa la sezione Sguardi Expanded – concorso internazionale di realtà virtuale.

           La giuria ha assegnato a:

  • 🏆 PREMIO DELLA GIURIA: AFFIORARE di Rossella Schillaci, per la sua capacità di ridefinire il linguaggio della realtà virtuale attraverso un approccio autoriale consapevole e originale. In un panorama in cui il cinema VR privilegia spesso l’esperienza tecnologica a scapito della struttura narrativa, Affiorare sceglie invece di confrontarsi con il linguaggio del documentario, andando in controtendenza e valorizzandone le potenzialità espressive. L’opera costruisce un dialogo originale tra realtà e animazione: gli elementi animati non si limitano a decorare l’immagine, ma intervengono laddove il reale non riesce ad arrivare, ampliando il racconto e rendendo visibile ciò che è invisibile o non rappresentabile. Questo equilibrio tra registrazione del reale e intervento creativo restituisce un’esperienza immersiva profonda e stratificata. Particolarmente significativa è la forza della narrazione, che assume un ruolo centrale e ancora raro nel contesto VR: Affiorare propone una costruzione narrativa potente e coerente, capace di guidare lo spettatore all’interno dell’esperienza senza rinunciare alla complessità. Il tema affrontato si inserisce pienamente nello spirito e nella linea curatoriale del festival, contribuendo a rafforzarne l’identità e il dialogo con il contemporaneo. Un’opera che si distingue per la profondità del suo sguardo e per la capacità di accompagnare il pubblico in una riflessione su un tema che non può più essere relegato alla sola cronaca.

Ha inoltre, conferito una menzione speciale:

  • 🌟 MENZIONE SPECIALE: THE THEATER AND I di Susan Shuhsien Wang, con precisione e intelligenza formale, Susan Shuhsien Wang costruisce un’esperienza VR in cui la microstoria di un singolo spazio culturale — un teatro sull’orlo della scomparsa — diventa una soglia attraverso la quale lo spettatore si ritrova inaspettatamente vicino a una realtà geograficamente distante. Il lavoro si distingue per l’uso sapiente di tecniche come la fotogrammetria e le riprese volumetriche, impiegate non per una spettacolarizzazione tecnologica, ma al servizio di una vera e propria drammaturgia della prossimità. La spazialità degli elementi, le superfici, i volumi e la materia stessa del luogo diventano parte attiva della narrazione, incarnando la memoria di ciò che rischia di scomparire. Ogni scelta formale contribuisce a rafforzare la sensazione di trovarsi accanto a qualcosa che si sta perdendo. L’opera rifiuta una prospettiva macro e non affronta la geopolitica in termini astratti: attraverso la concretezza di un luogo specifico, rende visibile una ferita più ampia, quella della mercificazione e della progressiva cancellazione degli spazi culturali. Un fenomeno che ci riguarda tutti, che accade nel presente e che interroga direttamente il mondo che condividiamo.