I Am Human
di Elena Gaby , Taryn Southern – 2019, 90 minuti
Documentario

In programma mercoledì 28 ottobre, ore 15:30
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Trama

Entro il 2029, gli scienziati prevedono che circa un milione di persone avranno un cervello cibernetico. Questo film segue i meravigliosi viaggi di tre primi pionieri – Bill, Anne e Stephen. Dal laboratorio di ricerca al tavolo operatorio, “I Am Human” segue la marcia dell’umanità lungo un nuovo percorso evolutivo, scomponendo la complessità emergente e le possibilità reali di una tecnologia che sfida l’essenza stessa di ciò che significa essere umani.

Commento

La strada per la trasformazione digitale riguarda anche l’uguaglianza di genere.
Quello che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo almeno descriverlo, scriveva Reiner Werner Fassbinder, regista, drammaturgo e scrittore tedesco (e molto altro). Uno dei più importanti intellettuali del ‘ 900 con un pensiero lucido e tagliente e una creatività fuori del comune. Una pensiero che è una freccia a indicare un percorso dove si inserisce anche il progetto Donne in codice, al suo secondo anno di vita, all’interno del Festival Sguardi altrove. Uno spazio dedicato per le donne della tecnologia (e della scienza), che in Italia sono colpite, più che in altri paesi europei dal “gender bias”, una forma di discriminazione non sempre evidente. E la ragione di Donne in codice, un progetto che vuole continuare a raccontarle e portare in superficie le loro ricerche. Far conoscere la forza e la convinzione con le quali procedono senza timore nei loro studi senza fermarsi di fronte alla disparità. Infatti, se disparità di genere è una problematica molto evidente in ambito lavorativo in generale, nel settore tecnologico, è ancora più marcato perché è un ambito di solito appannaggio del sesso maschile. Lo dimostra anche un recente studio dal titolo Gender Diversity in AI Research realizzato dalla fondazione Nesta, che da più di vent’anni indaga sui temi dell’innovazione. Basandosi sull’analisi delle pubblicazioni scientifiche sull’Intelligenza Artificiale rilevato una grave crisi della diversità di genere nella ricerca sull’AI con solo il 13,8% degli autori donne, e, a parte l’Università di Washington, nessuna delle prime 35 istituzioni per la ricerca sull’AI ha registrato oltre il 25% delle pubblicazioni a firma di una donna. (Sabina Berra)

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